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Name: Comodo Giovanni
Contact: gicocreativ@libero.it
Nick Name: Gi.Co.
| Giovanni Comodo | |
| Cognome | Gi.co. |
| Specializzazione | Pittore,scultore |
| giovannicomodo@libero.it | |
| Telefono | 3287155446 |
| Biografia |
Giovanni Comodo, in arte Gi. Co . è nato ad Altamura nel 1972 e come compete a chi sceglie di guidare se stesso nell’esplorazione dei propri mondi interiori, è un provocatore intenso. Sin dall’asilo inizia a dipingere tutto ciò che gli capitava tra le mani ma all’età di 16 anni dopo aver visitato alcune mostre di artisti noti “Gerard Besson, Lucio Fontana, Burri…” iniziò ad indirizzare le proprie congetture dell’arte…
Con le sue opere ci regala la narrazione di una vicenda umana in cui noi tutti possiamo ritrovarci. Il pregio delle sue opere è tenerci nella realtà, dove i segni della sofferenza dell’animo umano che si dibatte nella confusione e nell’incertezza, si alternano alla serenità che nasce dal senso di avere finalmente compreso. Non si è solo spettatori, si partecipa all’energia che erompe dalle tele, e raggiunge i nostri sensi. Le opere guidano chi le osserva in un percorso iniziatico che, dalle radici più profonde ed intime dell’animo, assurge all’incontro con il senso superiore e trascendente dell’anima. È un racconto che sa di miti antichi, e si colora delle tinte del nostro reale, con una delicatezza ed un’intensità che affascinano chi guarda. Il mistero aleggia, svela spazi vuoti o svuotati dove l’artista è appeso al filo sottile dell’esistenza, sempre sull’orlo della caduta, ma forte e capace di riconoscere l’energia che lo anima, e che lo collega tenacemente alla terra. Le sagome anatomicamente non hanno senso, sono sproporzionate, esattamente come sproporzionate avvertiamo in noi le tensioni interiori. Eppure non avvertiamo questa come disarmonia, ma come rappresentazione di ciò che vorremmo essere e diventare, trasformandoci finalmente a nostro piacimento e non soggiacendo alle regole dettate dalle convenzioni. È il risveglio dell’essere, che sceglie di realizzarsi nel mondo reale come piena presenza e finalmente dare struttura al proprio Ego. La ricerca non è mai né completa né esaustiva, il ciclo della vita continua. Dott. Pietro Caforio _______________________________________________________________________________ RITRATTI ASTRATTI “Percorsi d’arte dell’essere interiore” Critica del dott. Fabio Castellano Visaggi _______________________________________________________________________________ A uno sguardo distratto “Ritratti Astratti”, la personale di Giovanni Comodo in arte Gi.Co., apertasi ad Altamura il 12 luglio 2010, può sembrare una raccolta di opere lievemente disordinate, ma ciò che effettivamente si evince dalla sequenza delle opere in mostra è la ricchezza dei materiali e l’intelligenza critica con cui sono stati accuratamente selezionati dall’artista. Il percorso espositivo, lentamente, diviene leggero e stupefacente, conduce il visitatore che si lascia felicemente trasportare in quel suo mondo instabile e precario, in perpetua mutazione, che tuttavia non genera sgomento o inquietudine ma, se mai, suscita mille domande. I suoi dipinti non tentano di imitare la vita, bensì di crearla e inventarla. Essi si indirizzano verso le rappresentazioni primitive e essenziali, per provocare nell’osservatore un vero e proprio processo di identificazione e di coinvolgimento. La tela diventa superficie adatta a ricevere una impronta e a restituire un gesto, il suo segno deciso e fortemente marcato, al punto da incidere la tela stessa, dando vita a immagini di straordinaria efficacia comunicativa. I tratti sono soggettivi e irripetibili in quanto muovono da una emozione e da una energia, espressione del momento creativo. L’esplosione di colori e di forme sensuali è ottenuta con la sovrapposizione di colori liquidi, in una tessitura cromatica che da cupa si fa via via più luminosa. Si conferma un goloso colorista perfino nei lavori in bianco e nero, giocati su puri ritmi di linee e forme ma resi come incandescenti da una luce interna. La viscosità dei materiali, la matericità dell’impasto: stucchi, gessi e smalti resinati, lo spessore del supporto e la trama della tela inventano elementi che pongono l’accento sul concetto di bellezza. Il fascino della sua arte sta nella struttura, formalmente ridotta all’essenziale, interamente dedita alla linea e alle proporzioni. Una linea che diviene contorno, corpo e infine simbolo. Basti pensare ai suoi acrobati, equilibristi, atleti alla loro immagine festosa e vitale. La vicinanza che Gi.Co. stabilisce con i propri soggetti è molto forte, è un contatto profondo che ha a che fare con la sfera intima, con la ricerca di una identità da costruire pezzo per pezzo, senza slanci assoluti, ma assecondando la propria fragilità nel riconoscerla negli altri. La piccola raccolta di quadri astratti - “embrioni” - che si arricchiscono di inedite valenze cromatiche, per dimensione e materia hanno richiesto l’intimità di una bacheca di cristallo, come di un alveo materno, più che la vastità delle pareti, imponendo a chi le osserva un colloquio ravvicinato e un lungo sforzo di decifrazione. Nelle sue sculture la materia è la metafora stessa della sua creatività. Nelle sue mani la scultura in metallo e in argilla perde staticità retorica, acquistando una inquietudine dinamica che incarna il dubbio ma al tempo stesso l’entusiasmo. La forma diventa sintesi visiva capace di riassumere uno stato d’animo collettivo, fatto al contempo di delusione e entusiasmo. In “Oltre”, è il conflitto tra il visibile nascosto e il visibile apparente, una meditazione sulla perdita è un miraggio eternamente presente, puro riflesso di un perdurante “stato” desiderante, la cui promessa è eternamente differita. L’elemento erotico viene inteso da Gi.Co. per quel che dovrebbe essere nella vita normale, il fulcro delle relazioni che concernono una fusione non solo dei corpi, ma della emotività nel suo complesso. L’amore fisico, per l’artista, altro non è che un modo privilegiato per celebrare il rapporto con l’altro mentre diventa noi, la vita nella sua possibilità di generarla, un primo passo verso l’armonia universale. Una sorta di mistero quotidiano in cui l’artista non cessa di perdersi. L’arte di GiCo può così far affiorare percezioni ed emozioni, idee e immagini moltiplicando le aperture a mondi diversi, ma niente che esca da una logica che nasce dall’interno, dalla struttura, per estensione, di tutto ciò che da una forma. Dott:Fabio Castellano Visaggi |